venerdì 4 aprile 2008

Intervista a Beto Cazes





INTERVISTA A BETO CAZES


Incontriamo il carioca Beto Cazes a Ravenna in occasione dello spettacolo “Brasileirinho ao vivo”, concerto che vede protagonisti grandi nomi dello chôro – una sorta di jazz brasiliano - quali Trio Madeira e Yamandú Costa. Laureato in architettura, professione alla quale ha rinunciato in favore della carriera di musicista, Beto ha fatto parte nei suoi oltre trent’anni di carriera di gruppi fondamentali della storia dello chôro, quali Radamés Gnattali e Camerata Carioca. Ha inoltre militato in altre grandi importanti formazioni strumentali, quali Nó em pingo d’agua, e accompagnato cantanti molto importanti in Brasile quali Nara Leão e Fatima Guêdes.

Qual è stata la tua formazione musicale?

Vengo da una famiglia di musicisti, e mi sono avvicinato alla musica, soprattutto quella a carattere carnevalesco, suonando la chitarra e il cavaquinho per diversi anni. Frequentando questi stili mi sono poi appassionato alle percussioni, più o meno nel 1968, anche se già suonavo nei club come chitarrista da molti anni. Nel 1975 cominciai a prendere sul serio la questione lavorativa con le percussioni e cominciai a suonare con un gruppo che si chiamava Coisas Nossas, gruppo che suonava sambas di Noel Rosa. I Coisas Nossas facevano un lavoro di ricerca culturale molto fuori dai canoni di ciò che stava accadendo a quei tempi in Brasile, e cioè lo studio del samba, stile che perfino a Rio in quel periodo era di moda solo a carnevale, tanto che anche i grandi compositori classici del genere erano stati praticamente rimossi dalla cultura popolare. All’epoca dei Coisas Nossas, in Brasile ai musicisti piaceva suonare solo jazz, non gli piaceva suonare lo chôro. Cominciai quindi a studiare tipi di percussione provenienti dal passato, come il suonare la penna biro tra i denti (!), e registrai molte cose con loro facendo ciò.

Non ho mai visto suonare una ”penna-biro tra i denti”...

Ce l’hai una penna? (gliela dò, e a questo punto Beto comincia a fare un’assolo di “penna-biro tra i denti”...davvero bello...ma qui sarebbe necessaria una parte VIDEO dell’intervista!). Luíz Barbosa, che fu il migliore in questo stile, registrò un sacco di canzoni con questo “strumento”.

Quindi tu non hai una formazione sulle percussioni di tipo “formale”

No, ho imparato da solo, però nel 1980, nei Camerata Carioca di Radamés Gnattali, il gruppo forse più importante per il rinnovamento dello chôro, cominciammo ad impiegare le percussioni per musica da camera. Fu allora che cominciai a studiare percussione sinfonica, con Luíz Almeida de Anunciação: Gnattali scriveva molto per me, soprattutto pezzi per glockenspiel.

Dopo l’esperienza con i Camerata Carioca hai fatto parte del gruppo Sexteto Brasileiro...

Nel 1985 i vari appartenenti ai Camerata Carioca cominciarono ad avere sempre più progetti fuori da quel gruppo. Il Sexteto era in qualche modo un proseguimento del lavoro fatto con i Camerata Carioca: la formazione comprendeva una chitarra 7 corde, due chitarre classiche, un cavaquinho, un bandolím e la percussione. L’idea alla base del gruppo era di usare solo gli strumenti tradizionali dello chôro. Ai tempi non c’erano posti per suonare lo chôro, e ci si riuniva per il piacere di incontrarsi e di suonare assieme. Ad ogni modo non ho mai vissuto degli avvicendamenti veri e propri tra un gruppo e l’altro, perchè ho sempre suonato in più progetti contemporaneamente.

La tua esperienza con i Nó em pingo d’agua?

Il percussionista del gruppo era Marcos Suzano, il quale molte volte mi sostituiva quando io non potevo andare a suonare con una qualche band perchè avevo già altri impegni. Marcos in quel periodo suonava molto anche con un altro ensemble chiamato Aquarela Carioca, e i Nó em pingo d’agua mi chiamarono per sostituirlo. A quel punto prima di alternarci facemmo un pò di show assieme, ovvere suonando le percussioni insieme all’interno degli stessi concerti, dopodichè Marcos lasciò ed io rimasi con loro per tre anni. Parallelamente a ciò formammo il quartetto di percussioni Baticum io, Suzano, Jovinio Santos e Carlos Negreiros. Negli anni ’70 c’era un gruppo di danza a Rio chiamato Olorum Badamí, il cui percussionista, Caboclinho, passò molte delle sue conoscenze sui ritmi afrobrasiliani a Carlos Negreiros, il quale a sua volta le passò a noi Baticum. Da lì cominciammo a fare dei workshop come gruppo Baticum a Rio, mischiando il samba con i ritmi appresi da Carlos. Le persone che ora dirigono la bateria dei Monobloco – importantissimo gruppo di percussioni carioca, nda - sono stati tutti nostri allievi, si sono formati con noi.

E i Fun Horns, come si sono inseriti nel progetto Baticum?

Nel ’92 i Fun Horns, un gruppo di fiati di Berlino Est, stava facendo una tourné in America Latina e venne anche a Rio per fare un concerto. Ci conoscemmo e subito nacque l’idea di fare qualcosa assieme: l’esperimento riuscì molto bene perchè non conoscendo nulla di musica brasiliana, quei musicisti non avevano preconcetti a riguardo, possedendo però una solida formazione sia classica - sono stati tutti solisti della Filarmonica di Berlino - che jazzistica, in quanto esponenti di punta del free-jazz tedesco. Io gli portavo delle partiture di Pixinguinha, di Jobim, e a loro piacevano tutte, indistintamente, le studiavano e poi ci improvvisavano sopra a modo loro. Suonammo insieme al Museo dell’Arte Moderna di Rio, e la cosa funzionò a tal punto che ci invitarono l’anno seguente a fare una tourné con loro in Germania, tourné dalle cui registrazioni venne tratto un disco dal vivo. Poi nel ’95 facemmo alcuni spettacoli a Rio che registrammo assieme ad altre sessioni effettuate in quei giorni live in studio, e da quel materiale realizzammo il nostro secondo cd. In seguito facemmo altre due tourné con i Fun Horns, ed ora è un pò che siamo fermi, direi otto anni, perchè noi componenti dei Baticum abbiamo cominciato ad avere carriere solistiche sempre più impegnative.

Poi sono arrivati i Rabo de Lagartixa: che differenze ci sono in questa formazione rispetto alle altre di samba e chôro nelle quali hai militato?

Il fatto che ci sia il contrabbasso. Negli altri lavori che ho fatto di solito le frequenze basse erano affidate alle percussioni: il gruppo suona chôro e samba, non c’è una proposta nuova a parte questa modificazione nella sezione ritmica. Diciamo che è un tipo di gruppo per il quale ora c’è lavoro, in quanto negli ultimi anni è tornato di moda lo chôro, ed ora mi trovo a suonare questa musica anche con ragazzi di 19 anni, io che ne ho 52!

Esiste uno strumento con il quale hai una relazione privilegiata?

Lo strumento che ho usato di più è stato il pandeiro, a causa del mio coinvolgimento con l’ambiente dello chôro. Poi in Germania acquistai una darabuka, e scoprì le potenzialità dei suoi bassi!

Ho visto che la usi anche nel film Brasileirinho

Esatto. Quando scoprì quello strumento, lavoravo con una cantante chiamata Fatima Guêdes e facevamo uno spettacolo di samba io, lei e un chitarrista: nello show io suonavo tutto il tempo il pandeiro, e non mi andava di avere solo quel suono durante il concerto. Allora presi la darabuka e cominciai a suonare un ritmo sul corpo dello strumento con la mano sinistra che teneva una spazzola, come se fosse un rullante, e con la mano destra suonavo sulla pelle una figura a metà tra il tamtam e il repique de mão. In seguito ho cominciato a usare la darabuka anche nelle rodas de chôro.

Ci sono dei progetti musicali che vorresti realizzare diversi da quelli ai quali hai sinora preso parte?

Vorrei realizzare un disco con un mio progetto che si chiama Samba bóm, gruppo nel quale io canto e suono il cavaquinho, niente percussioni! Vorrei poi realizzare anche un lavoro nel quale suono tutti gli strumenti: voce, cavaquinho, chitarra, percussioni, proprio per andare controcorrente a questa moda imperante del fare dischi assolutamente inutili dove però vengono chiamati a suonare “nomi eccellenti” della scena musicale...visto che ho creato un’azienda con la quale faccio esportazione di dischi in America, Europa e Giappone da oltre 20 anni, di dischi così ne ho visti tanti! Voglio fare un disco mio dove anzichè guadagnare dei soldi, ne perdo (risate!!). Tanto il mercato dei dischi oggi non esiste più, è tutto su internet, il musicista è uno che suona dal vivo, poi qualcuno comprerà il suo cd al concerto al quale ha assistito, se il concerto gli è piaciuto.
Vorrei infine dire che spesso sento colleghi, soprattutto delle nuove generazioni, lamentarsi su mille questioni, sul fatto di non essere abbastanza rispettati, sul lavoro che non è mai di qualità, etc. Io invece vorrei che si sapesse che ho suonato con tanti bravi musicisti che sono anche delle brave persone, e che preferisco suonare con persone a posto anche se a volte non sono dei musicisti eccelsi piuttosto che suonare con musicisti eccelsi che sono delle pessime persone!

...ben detto!

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