
Incontriamo a Salvador de Bahia l’ex docente universitaria - oggi in pensione ma ancora attivissima sul fronte didattico-musicale e organizzativo - Emília Ferreira Biancardi, pioniera della moderna ricerca etnomusicologica relativa alle manifestazioni folcloriche e popolari dello Stato di Bahia. I suoi libri, stampati in tiratura limitata e oggi praticamente introvabili, sono un vero patrimonio nascosto di informazioni sullo stato dell’arte dello studio del folclore musicale proprio delle aree geografiche da lei indagate: manco a dirlo, ci ha regalato un piccolo scoop riguardo ad uno strumento a percussione oramai estinto!
Mi sembra che, in generale, chi si occupa della musica popolare e folclorica brasiliana non si interessi all’analisi dell’influenza che ha avuto la musica degli indigeni brasiliani su quest’ultima, tanto nella musica quanto nello strumentario in essa impiegato. Quest’influenza è presente?
Oggi in Brasile esiste un grande preconcetto contro la musica indigena, anche se magari è inconscio, come una volta c’era un preconcetto contro le danze e i ritmi che venivano dall’Africa, benchè questo fosse al contrario ben consapevole. Attualmente in Amazzonia e in Rondonia – ambedue stati del Brasile, nda - ovvero dove l’indio è ancora abbastanza rappresentato a livello demografico, non c’è preconcetto verso le manifestazioni culturali sue proprie e si trovano ancora tutte queste forme di espressione legate alla sua musica, ma al di fuori di quelle aree nessuno valorizza la musica degli indios. In generale non si ritiene la cosa interessante, visto che la musica indigena è priva degli elementi di poliritmia che ha invece la musica afrobrasiliana: e si ignora che gli indios hanno molti più strumenti di quelli che noi abbiamo ereditato dagli africani! La varietà di strumenti indigeni è enorme, e la gente conosce solamente i maracás, che sono strumenti a scuotimento. Sfortunatamente, nemmeno il governo ha interesse a divulgare questa cultura: gli indios non hanno una musica vibrante come la musica africana, non sono un popolo allegro, “felice”, come il popolo negro.
E la musica e gli strumenti degli indios non si sono mescolati agli strumenti degli africani?
Esistevano i quilombos (1), nei quali si mescolavano negri e indios, e c’è chi dice che molti strumenti che il negro afrobrasiliano usa in realtà li abbia mutuati dall’indio: specialmente per quanto riguarda gli strumenti fatti in fibra, come il caxixi (2).
Caxixi che si trova anche in Africa…
Si, ma il negro non ha portato la lavorazione a intreccio in Brasile, quindi é più probabile che l’abbia realizzato l’indio, e poi il negro l’abbia copiato e unito a qualche ricordo di ciò che si trovava in Africa. Ma c’è chi dice che comunque il caxixi, anche per il nome che porta, sia probabilmente uno strumento indigeno assorbito dai negri, più che uno strumento realizzato dagli stessi, anche perché il berimbau che esiste in Africa – strumento a percussione monocorda che lì possiede altri nomi - non è abbinato al caxixi e gli strumenti analoghi presenti in Africa sono costruiti con altri tipi di fibra.
Molte persone credono che il folguedo (3)del maculelê (4) sia una variante della capoeira (5) magari solo perché hanno visto qualche gruppo di capoeira inscenarne alcuni estratti.
(La Biancardi non sa se mettersi a ridere o a piangere, nda.) Dunque, il maculelê NON E’ una variante della capoeira: l’ambasciatore del Senegal dopo aver visto il maculelê qui da noi ha riferito che anche nella sua terra c’è questa danza nella quale due o più opponenti impugnano bastoni e con essi mimano un duello. In Portogallo ci sono i Pauliteros de Miranda che fanno qualcosa di simile, esiste in Inghilterra, insomma è qualcosa di universale. Il maculelê è semplicemente la declinazione brasiliana di questo fenomeno, che però non ha niente a che vedere con la capoeira, anche perché questa in Africa non era una lotta - mentre una parte della coreografia del maculelê mima, appunto, un duello fatto con bastoni, nda. - , era una danza chiamata danza delle vergini (6). Nell’epoca in cui alle donne venivano le prime mestruazioni, gli uomini facevano questa danza nella quale si scambiavano cabeçadas – testate - e pernadas - colpi con le gambe - : ancora oggi in Africa è possibile vedere queste cose. In Martinica è presente, a Cuba è presente una sua variante, solo che in Brasile ha avuto uno sviluppo diverso a causa di qualcosa chiamato circostanze, ovvero la necessità per gli schiavi africani e afro-discendenti di impiegare dei movimenti del corpo dei quali già avevano la padronanza al fine di sopraffare fisicamente i propri carcerieri. Comunque oramai il folguedo del maculelê conserva le sue caratteristiche originali solo nella città di Santo Amaro da Purificação (7). Una volta i ritmi impiegati erano l’ijexá - ritmo del candomblé Ketu-Fon, nda. - , il barravento – ritmo del candomblé di Angola, nda. - ed il congo, - derivato del ritmo nego, oggi scomparso, che viene impropriamente chiamato maculelê, nda. - ma ora ognuno suona i ritmi che vuole: infatti i ragazzi che si mettono a fare il maculelê non conducono alcuna ricerca sull’argomento, quindi non conoscono niente né della parte teorica né di quella pratica, per cui si devono inventare qualcosa, analogamente a quanto sta succedendo nella capoeira…sta sorgendo una nuova capoeira!
Ah si?
La gente la chiama capoeira de avião - capoeira dell’aereoplano, nda.-. La gringa (8) vede un ragazzo far capoeira per strada, le piace e gli dice: “vieni con me, aprirò un’Academía de capoeira per te”. Ma lui non è preparato, non è mestre, per cui in quei luoghi si deve inventare un’altra capoeira, negli USA è pieno.
Anche in Italia…
Quindi si inventano di tutto, come hanno fatto con questa cosa del maculelê dentro la capoeira, perché devono farlo per sopravvivere!
…e comunque la capoeira ha due stili, l’Angola e la Regional: ci sono differenze tra i due tipi di musica, tra i vari toques (ritmi) e/o nello strumentario?
Allora, i toques tradizionali sono legati allo stile Angola. Mestre Bimba – creatore dello stile regional, nda. - creò lo Iuna, Mestre Canjiquinha creò il Muzenza e il Samango: ogni mestre dopo una certa epoca ha creato altri toques sopra quelli già esistenti. I toques chiamati Angola, Angolinha, São Bento Grande e São Bento Pequeno si trovano in tutti i tipi di capoeira. Le variazioni su di un ritmo sono una cosa personale, poiché questi sono appresi ad orecchio, quindi non possono essere esattamente uguali all’”originale”, e un alunno non può comunque essere la replica di un maestro. C’è chi suona con molti florejos – abbellimenti - e chi invece in maniera più semplice, ma questo non vuol dire che stia suonando in maniera sbagliata, è solo più limitato nella tecnica esecutiva. Comunque, ad esempio, il toque São Bento Grande rimane tale sia nell’Angola che nella Regional, perché il gioco – cioè i movimenti del corpo, nda. - è dettato dal toque, dal ritmo.
Ho letto l’articolo di un capoerista che asserisce che Bimba toglieva i piattini dal pandeiro…
Credo sia una cosa assurda, anche perché se tu togli i piattini non hai più un pandeiro, ma un tamborím, non ha alcuna logica. Comunque ciò è verificabile attraverso Tacuam, che è un maestro di capoeira formato dallo stesso Bimba ed è un grande studioso dell’argomento.
Spesso troviamo associata alla musica di capoeira il samba de roda, il cui strumentario solitamente si ritiene sia costituito da pandeiro, palmas, atabaques, agogó e canto…
Il samba di roda è dato da tutti i folcloristi come la danza più spontanea che possa esistere. La sua musica può essere realizzata anche solo battendo le mani, o battendo tra loro un paio di ciabatte, o battendosi le cosce, etc. per cui non si può dire che sia fatto canonicamente con certi strumenti: si può fare un samba de roda con qualsiasi materiale che emetta un suono. Ora, se tu dici: “faccio un samba chulado”, lì sai che ci metti anche la chitarra.
Ci sono strumenti propri dello Stato di Bahia che sono scomparsi o molto difficili da trovare?
C’è uno strumento che è scomparso e che veniva suonato solo dalle donne figlie di Oxúm (9) nel Candomblé di Ijexá: si tratta dell’abademí, del quale esiste una nomenclatura in portoghese arcaico molto variata. L’ilú invece continua ad esistere, ed è un tamburo anche questo dedicato a Oxúm. L’abademí era come l’ilú, costituito da un barile con due membrane di pelle animale fissate alle estremità, però possedeva anche delle scanalature sul dorso: la donna se lo metteva in grembo e poi poteva con una mano suonare una delle membrane e con l’altra, munita di un battente, frizionare il dorso intagliato - tipo reco-reco in legno -, oppure suonare le due pelli a mani nude. Non c’era un numero prestabilito di strumenti da impiegare per un’esecuzione, che veniva effettuata solo in alcune cerimonie e cortei dedicati appunto a Oxúm.
Mi sembra che, in generale, chi si occupa della musica popolare e folclorica brasiliana non si interessi all’analisi dell’influenza che ha avuto la musica degli indigeni brasiliani su quest’ultima, tanto nella musica quanto nello strumentario in essa impiegato. Quest’influenza è presente?
Oggi in Brasile esiste un grande preconcetto contro la musica indigena, anche se magari è inconscio, come una volta c’era un preconcetto contro le danze e i ritmi che venivano dall’Africa, benchè questo fosse al contrario ben consapevole. Attualmente in Amazzonia e in Rondonia – ambedue stati del Brasile, nda - ovvero dove l’indio è ancora abbastanza rappresentato a livello demografico, non c’è preconcetto verso le manifestazioni culturali sue proprie e si trovano ancora tutte queste forme di espressione legate alla sua musica, ma al di fuori di quelle aree nessuno valorizza la musica degli indios. In generale non si ritiene la cosa interessante, visto che la musica indigena è priva degli elementi di poliritmia che ha invece la musica afrobrasiliana: e si ignora che gli indios hanno molti più strumenti di quelli che noi abbiamo ereditato dagli africani! La varietà di strumenti indigeni è enorme, e la gente conosce solamente i maracás, che sono strumenti a scuotimento. Sfortunatamente, nemmeno il governo ha interesse a divulgare questa cultura: gli indios non hanno una musica vibrante come la musica africana, non sono un popolo allegro, “felice”, come il popolo negro.
E la musica e gli strumenti degli indios non si sono mescolati agli strumenti degli africani?
Esistevano i quilombos (1), nei quali si mescolavano negri e indios, e c’è chi dice che molti strumenti che il negro afrobrasiliano usa in realtà li abbia mutuati dall’indio: specialmente per quanto riguarda gli strumenti fatti in fibra, come il caxixi (2).
Caxixi che si trova anche in Africa…
Si, ma il negro non ha portato la lavorazione a intreccio in Brasile, quindi é più probabile che l’abbia realizzato l’indio, e poi il negro l’abbia copiato e unito a qualche ricordo di ciò che si trovava in Africa. Ma c’è chi dice che comunque il caxixi, anche per il nome che porta, sia probabilmente uno strumento indigeno assorbito dai negri, più che uno strumento realizzato dagli stessi, anche perché il berimbau che esiste in Africa – strumento a percussione monocorda che lì possiede altri nomi - non è abbinato al caxixi e gli strumenti analoghi presenti in Africa sono costruiti con altri tipi di fibra.
Molte persone credono che il folguedo (3)del maculelê (4) sia una variante della capoeira (5) magari solo perché hanno visto qualche gruppo di capoeira inscenarne alcuni estratti.
(La Biancardi non sa se mettersi a ridere o a piangere, nda.) Dunque, il maculelê NON E’ una variante della capoeira: l’ambasciatore del Senegal dopo aver visto il maculelê qui da noi ha riferito che anche nella sua terra c’è questa danza nella quale due o più opponenti impugnano bastoni e con essi mimano un duello. In Portogallo ci sono i Pauliteros de Miranda che fanno qualcosa di simile, esiste in Inghilterra, insomma è qualcosa di universale. Il maculelê è semplicemente la declinazione brasiliana di questo fenomeno, che però non ha niente a che vedere con la capoeira, anche perché questa in Africa non era una lotta - mentre una parte della coreografia del maculelê mima, appunto, un duello fatto con bastoni, nda. - , era una danza chiamata danza delle vergini (6). Nell’epoca in cui alle donne venivano le prime mestruazioni, gli uomini facevano questa danza nella quale si scambiavano cabeçadas – testate - e pernadas - colpi con le gambe - : ancora oggi in Africa è possibile vedere queste cose. In Martinica è presente, a Cuba è presente una sua variante, solo che in Brasile ha avuto uno sviluppo diverso a causa di qualcosa chiamato circostanze, ovvero la necessità per gli schiavi africani e afro-discendenti di impiegare dei movimenti del corpo dei quali già avevano la padronanza al fine di sopraffare fisicamente i propri carcerieri. Comunque oramai il folguedo del maculelê conserva le sue caratteristiche originali solo nella città di Santo Amaro da Purificação (7). Una volta i ritmi impiegati erano l’ijexá - ritmo del candomblé Ketu-Fon, nda. - , il barravento – ritmo del candomblé di Angola, nda. - ed il congo, - derivato del ritmo nego, oggi scomparso, che viene impropriamente chiamato maculelê, nda. - ma ora ognuno suona i ritmi che vuole: infatti i ragazzi che si mettono a fare il maculelê non conducono alcuna ricerca sull’argomento, quindi non conoscono niente né della parte teorica né di quella pratica, per cui si devono inventare qualcosa, analogamente a quanto sta succedendo nella capoeira…sta sorgendo una nuova capoeira!
Ah si?
La gente la chiama capoeira de avião - capoeira dell’aereoplano, nda.-. La gringa (8) vede un ragazzo far capoeira per strada, le piace e gli dice: “vieni con me, aprirò un’Academía de capoeira per te”. Ma lui non è preparato, non è mestre, per cui in quei luoghi si deve inventare un’altra capoeira, negli USA è pieno.
Anche in Italia…
Quindi si inventano di tutto, come hanno fatto con questa cosa del maculelê dentro la capoeira, perché devono farlo per sopravvivere!
…e comunque la capoeira ha due stili, l’Angola e la Regional: ci sono differenze tra i due tipi di musica, tra i vari toques (ritmi) e/o nello strumentario?
Allora, i toques tradizionali sono legati allo stile Angola. Mestre Bimba – creatore dello stile regional, nda. - creò lo Iuna, Mestre Canjiquinha creò il Muzenza e il Samango: ogni mestre dopo una certa epoca ha creato altri toques sopra quelli già esistenti. I toques chiamati Angola, Angolinha, São Bento Grande e São Bento Pequeno si trovano in tutti i tipi di capoeira. Le variazioni su di un ritmo sono una cosa personale, poiché questi sono appresi ad orecchio, quindi non possono essere esattamente uguali all’”originale”, e un alunno non può comunque essere la replica di un maestro. C’è chi suona con molti florejos – abbellimenti - e chi invece in maniera più semplice, ma questo non vuol dire che stia suonando in maniera sbagliata, è solo più limitato nella tecnica esecutiva. Comunque, ad esempio, il toque São Bento Grande rimane tale sia nell’Angola che nella Regional, perché il gioco – cioè i movimenti del corpo, nda. - è dettato dal toque, dal ritmo.
Ho letto l’articolo di un capoerista che asserisce che Bimba toglieva i piattini dal pandeiro…
Credo sia una cosa assurda, anche perché se tu togli i piattini non hai più un pandeiro, ma un tamborím, non ha alcuna logica. Comunque ciò è verificabile attraverso Tacuam, che è un maestro di capoeira formato dallo stesso Bimba ed è un grande studioso dell’argomento.
Spesso troviamo associata alla musica di capoeira il samba de roda, il cui strumentario solitamente si ritiene sia costituito da pandeiro, palmas, atabaques, agogó e canto…
Il samba di roda è dato da tutti i folcloristi come la danza più spontanea che possa esistere. La sua musica può essere realizzata anche solo battendo le mani, o battendo tra loro un paio di ciabatte, o battendosi le cosce, etc. per cui non si può dire che sia fatto canonicamente con certi strumenti: si può fare un samba de roda con qualsiasi materiale che emetta un suono. Ora, se tu dici: “faccio un samba chulado”, lì sai che ci metti anche la chitarra.
Ci sono strumenti propri dello Stato di Bahia che sono scomparsi o molto difficili da trovare?
C’è uno strumento che è scomparso e che veniva suonato solo dalle donne figlie di Oxúm (9) nel Candomblé di Ijexá: si tratta dell’abademí, del quale esiste una nomenclatura in portoghese arcaico molto variata. L’ilú invece continua ad esistere, ed è un tamburo anche questo dedicato a Oxúm. L’abademí era come l’ilú, costituito da un barile con due membrane di pelle animale fissate alle estremità, però possedeva anche delle scanalature sul dorso: la donna se lo metteva in grembo e poi poteva con una mano suonare una delle membrane e con l’altra, munita di un battente, frizionare il dorso intagliato - tipo reco-reco in legno -, oppure suonare le due pelli a mani nude. Non c’era un numero prestabilito di strumenti da impiegare per un’esecuzione, che veniva effettuata solo in alcune cerimonie e cortei dedicati appunto a Oxúm.
Esistono nuovi strumenti a percussione creati recentemente?
Qui tutti creano strumenti, ma questi non si incorporano a quelli preesistenti, come ad esempio la kalimba: gli africani hanno cominciato a rifarla qui, ma non è rimasta incorporata nella nostra cultura.
Ci sono aree della musica dello Stato di Bahia che devono ancora essere indagate o approfondite, oppure è già stato scoperto e detto tutto ciò che si poteva riguardo a queste cose?
La tv locale ha realizzato una serie di documentari chiamata Bahia Singolar & Plural, filmando molte manifestazioni folcloriche delle zone rurali. Ma esistono ancora piccoli villaggi dove non ci sono ancora né televisione né radio, e dove si può incontrare una percussione molto personale e pura. In questi posti non c’è luce elettrica, non c’è medico…non sono stati influenzati dall’esterno.
Come vedi oggi il ruolo della percussione baiana nella musica brasiliana?
Secondo me la percussione a Bahia ha raggiunto il miglior livello poliritmico rispetto agli altri Paesi della Diaspora Africana, migliorando e sviluppando anche ciò che è/era presente in Africa. Magari verrà qualcosa di nuovo da un altro luogo, sono già per lo meno 10 anni che le cose a Salvador sono ferme, anche perché oramai qua suonano tutti per soldi, mettendo al primo posto il proprio ego: qui si fa tutto per il mercato e la vera sensibilità del percussionista è scomparsa. Prendi ad esempio gli Olodum, che stanno proponendo una cosa molto commerciale: non fanno nulla che venga dall’anima, hanno solo un prodotto da vendere ai turisti, perchè si sentono i padroni del Pelourinho – quartiere dove Olodum ha sede, nonché quartiere simbolo del turismo a Salvador, nda - . Tutto il contrario di quanto sta succedendo a Recife (10) con i tamburi di maracatú (11), la cui pratica risponde ancora ad una verità africana molto profonda.
Note:
Qui tutti creano strumenti, ma questi non si incorporano a quelli preesistenti, come ad esempio la kalimba: gli africani hanno cominciato a rifarla qui, ma non è rimasta incorporata nella nostra cultura.
Ci sono aree della musica dello Stato di Bahia che devono ancora essere indagate o approfondite, oppure è già stato scoperto e detto tutto ciò che si poteva riguardo a queste cose?
La tv locale ha realizzato una serie di documentari chiamata Bahia Singolar & Plural, filmando molte manifestazioni folcloriche delle zone rurali. Ma esistono ancora piccoli villaggi dove non ci sono ancora né televisione né radio, e dove si può incontrare una percussione molto personale e pura. In questi posti non c’è luce elettrica, non c’è medico…non sono stati influenzati dall’esterno.
Come vedi oggi il ruolo della percussione baiana nella musica brasiliana?
Secondo me la percussione a Bahia ha raggiunto il miglior livello poliritmico rispetto agli altri Paesi della Diaspora Africana, migliorando e sviluppando anche ciò che è/era presente in Africa. Magari verrà qualcosa di nuovo da un altro luogo, sono già per lo meno 10 anni che le cose a Salvador sono ferme, anche perché oramai qua suonano tutti per soldi, mettendo al primo posto il proprio ego: qui si fa tutto per il mercato e la vera sensibilità del percussionista è scomparsa. Prendi ad esempio gli Olodum, che stanno proponendo una cosa molto commerciale: non fanno nulla che venga dall’anima, hanno solo un prodotto da vendere ai turisti, perchè si sentono i padroni del Pelourinho – quartiere dove Olodum ha sede, nonché quartiere simbolo del turismo a Salvador, nda - . Tutto il contrario di quanto sta succedendo a Recife (10) con i tamburi di maracatú (11), la cui pratica risponde ancora ad una verità africana molto profonda.
Note:
(1): I Quilombos in Brasile erano - nella loro forma originale, poiché oggi ne rimangono ancora ma con differenti caratteristiche - comunità fondate e condotte da donne e uomini – sia africani che indigeni – che riuscivano a scappare dalle piantagioni o altri luoghi nei quali venivano costretti a lavorare in stato di schiavitù, nda.
(2): Strumento a scuotimento il cui corpo è solitamente costituito da vimini intrecciato, abbinato al berimbau nell’accompagnamento del gioco della capoeira, nda.
(3): Manifestazione folclorica che possiede le seguenti caratteristiche: musica, testo, coreografia e tema inerente la rappresentazione, nda.
(4): Si veda il libro di Emília Ferreira Biancardi “Ô lê lê maculelê”, Brasilia, SENAI 1990, nda.
(5): Danza/lotta afrobrasiliana accompagnata da musica e canti specifici, nda.
(6): Era chiamata "n’golo", ed esentava il vincitore della sfida dal pagamento della dote nuziale per la donna contesa, nda.
(7): Piccola cittadina sita vicino a Salvador de Bahia, nda.
(8): Dispregiativo per "turista" o "straniero", declinato al femminile, nda.
(9): Orixá, divinità della religione afrobrasiliana del candomblé, nda.
(10): Capitale dello Stato brasiliano del Pernambuco, nda.
(11): Ci si riferisce qui al folguedo chiamato Maracatú Nação o Maracatú de Baque Virado, nda.
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