
Negli anni’50 un etnomusicologo tedesco, Kurt Sachs, definì col termine frame drums (tamburi a cornice) quei tamburi la cui profondità – o altezza – è minore del diametro della superficie battente. Layne Redmond è una dei massimi specialisti mondiali di questi strumenti: allieva e partner musicale per un decennio di Glen Veléz – colui che ha rivoluzionato la tecnica e la sintassi moderna di questi tamburi –, endorser della ditta di percussioni Remo Inc. e progettista di strumenti per la stessa, giornalista, saggista, didatta di fama mondiale, ha vinto il “reader’s poll” della prestigiosa rivista statunitense Drum!Magazine nel 2002 e nel 2003 nelle categorie miglior album e miglior percussionista dell’anno per il cd Trance Union registrato in duo con Tommy Brunjes, e in quella di miglior video dell’anno per la pubblicazione del video didattico Rhythmic wisdom. La incontriamo a Salvador de Bahia nel Gennaio del 2005, dove è già stata a suonare qualche anno fa in occasione di una delle edizioni del PercPan, festival “locale” di percussioni a respiro internazionale creato e organizzato ogni anno da Nanà Vasconcelos.
Come ti sei avvicinata ai tamburi a cornice?
E’ una storia interessante: sono cresciuta nel sud della Florida, in una zona musicalmente povera. Mi formai in discipline artistiche all’università e poi mi trasferii a New York City dove mi guadagnavo da vivere vendendo i miei dipinti. A New York - avevo già 28 anni - cominciai a prendere lezioni collettive di congas: dopo pochi incontri l’insegnante disse alla classe che si stava trasferendo in California, e quella sarebbe stata la nostra ultima lezione. Invitò a quell’ultimo incontro una persona, per accompagnarlo al pandeiro: quella persona era Glen Veléz. Assistetti in seguito ad un concerto di Glen, nel quale suonava anche il dumbek: rimasi affascinata da quello strumento e gli chiesi di darmi lezione, ma quando mi presentai a casa sua il dumbek era rotto! Mi mise quindi in mano un tamburello e disse: ”ti dispiacerebbe studiare un po’ su questo?”. Quindi non ho mai pianificato di suonare i frame drums!
Dopo quanto tempo hai cominciato a suonare con Veléz?
Fin dall’inizio potevo suonare abbastanza bene, e in un paio d’anni cominciai a suonare dal vivo con Glen. Lui stava creando una fusione di stili, aveva un insegnante indiano col quale studiava kanjira, un insegnante libanese, uno dall’Azerbaijan, poi studiava pandeiro con Erasto Vasconcelos (padre di Nanà Vasconcelos, ndr), che al tempo viveva a New York. Glen aveva studiato alla Manhattan School of Music, suonava nello Steve Reich Ensemble, e stava sviluppando il suo stile, composto di cicli ritmici molto intricati, mentalità con la quale sono quindi cresciuta. Con lui ho registrato 5 dischi, lavorando anche con il flautista Steve Gorn. Ho cominciato a registrare con Glen nell’85 e quel cd, per quanto ne so, è il primo cd di sola musica contemporanea fatto con frame drums. Dopo l’esperienza con lui, durata nove anni, ho fondato un mio gruppo, The Mob of Angels (letteralmente, La mafia degli angeli): eravamo io più alcune mie allieve ai frame drums, un flauto e un sitar, e con loro ho registrato il cd “Since the beginning”. Negli ultimi 10 anni ho suonato e inciso prevalentemente con Tommi Brunjes in un duo chiamato Mad Honey, registrando inoltre due cd di meditazione musicale, Chakra Breathing Meditations e Chanting the Chakras.
Ma tu hai sempre lavorato a nuove soluzioni e composizioni? Non hai mai registrato niente di “classico” per frame drums?
No, non ho studiato nessun tipo di musica eccetto quella di Glen Veléz!
Nel frattempo hai abbandonato la pittura?
Si, il tipo di colori e di materiali che usavo compromettevano la possibilità delle mie mani di suonare in maniera confortevole, le stavano indurendo, quindi dovetti scegliere tra musica e pittura.
So che sei molto impegnata nel campo della didattica...
Infatti, tra poco tornerò negli States ed ogni weekend condurrò un seminario in città diverse: Los Angeles, New York City, Texas (…).
Dicci qualcosa sui tuoi video:
Sono comparsa nel video didattico di Glen Veléz, poi ne ho realizzati due in proprio per la Warner Bros. Il primo, A Sense of Time, riguarda il suonare il tamburello ed ha un taglio sia storico che didattico mentre il secondo, Rhythmic Wisdom, è su ciò che chiamiamo il sitting position style, ma vi si trova anche qualche cenno storico.
Hai anche scritto un libro di grande importanza storico / musicologica:
Il mio libro When the drummers were women (Quando le percussioniste erano donne) è la storia dei frame drums, che sono i più antichi tamburi dei quali si abbia notizia nell’area del Mediterraneo, e probabilmente in tutto in mondo. In Mesopotamia - l’attuale Iraq - ci sono raffigurazioni di persone che suonano frame drums risalenti al 3.000 a.c.. Il tamburo a cornice esistente più antico viene dall’Egitto ed è datato 1400 a.c., ma c’è una pittura rinvenuta in Turchia di una persona che suona un frame drum datata 6.000 a.c.! Quindi è uno strumento molto antico, e il primo percussionista di cui si conosca l’identità è una donna sumera, sacerdotessa reggente di un tempio. Quando ho cominciato a reperire informazioni per le mie ricerche mi sono imbattuta in immagini di suonatori dell’antichità di frame drums, ed erano quasi tutte donne. Allora mi sono chiesta: chi erano queste donne? Perché erano percussioniste? E perché non ci sono donne percussioniste oggi? Ciò è stato alla base della ricerca che ho condotto per 15 anni tra Europa, Turchia, Grecia ed Egitto. Ora, tutti i documenti storici ufficialmente riconosciuti indicano la Chiesa Cattolica come colei che ha bandito i tamburi in quanto associati alle donne, le quali erano le principali esecutrici di percussioni del mondo antico. Quando la Chiesa Cattolica ha preso il potere ha proibito i tamburi, perché si dovevano cancellare le religioni precedenti: i frame drums erano fortemente associati alle donne in quanto leaders spirituali, e le donne non sono ammesse dalla Chiesa ad essere leaders spirituali in alcun modo. La storia del divario tra musica “pagana” e musica “cristiana” è iniziata nel 4° secolo d.C.: le donne non dovevano né parlare né cantare in chiesa e non dovevano suonare il tamburo, neanche durante i funerali, visto che in tutto il bacino del Mediterraneo le donne suonavano i frame drums durante le cerimonie di sepoltura, questo perché si pensava che il suono dello strumento avrebbe aiutato il morto a passare alla vita successiva. Di solito i simboli che si trovano sui frame drums sono stilizzazioni del ventre o dell’utero e sono spesso colorati di rosso, il colore del sangue, a significare che il suono del tamburo simboleggia il primo suono che l’essere umano percepisce nel grembo, quello del sangue che pulsa.
Pensi ci sia un parallelo tra frame drums e spiritualità?
Per migliaia di anni i frame drums sono stati usati prevalentemente per ragioni spirituali e ciò che vediamo oggi sono solo gli aspetti secolari, perché se è vero che la Chiesa Cattolica è stata dura, l’islamismo è stato molto duro con le donne che suonavano i tamburi, fino ad arrivare a tagliare loro le mani: spesso quindi le donne non possono suonare in pubblico nei Paesi islamici, possono suonare solo in casa.
Parlaci del tuo ultimo cd, “Invoking the muse”:
Quando suono i frame drums odo delle melodie: queste “melodie” sono gli overtones, ed è ciò che questi tamburi hanno di speciale, perché il loro corpo è così stretto che si odono tutti gli armonici prodotti, particolarmente nei tamburi con la pelle di plastica. Nel disco il canto è delegato a una delle cantanti dei Manhattan Transfer, Laurel Massé: hanno partecipato alle registrazioni anche una violinista e un flautista. In questo lavoro ho voluto dedicare una canzone ad ognuna delle 9 Muse dell’Antica Grecia: c’è una vecchia melodia - reperita da uno scritto del II° secolo d.C. - dedicata a Calliope, un’altra musica è di Glen Velèz e le rimanenti 7 sono di mia composizione, derivate dagli armonici dei tamburi. Ci sono composizioni in 8/4, in 7/4, in 5/4, in 6/8 e in 4/4. La prima musica è concepita come un ciclo di 36 battiti in cui il flauto suona in 9/4 e si ripete 4 volte all’interno del ciclo, il violino suona in 6/4 e si ripete 6 volte, etc.: questo per dare un’idea di come lavoro coi time cycles.
Cosa pensi della relazione parentale tra pandeiro e frame drums in generale? E cosa trovi nel pandeiro che non può essere suonato su un frame drum e vice - versa?
Anche se il pandeiro pare derivare dal bendir, o comunque dai frame drums del Mediterraneo, è il primo tamburo a cornice che ho visto suonare ma è anche quello secondo me più difficile da imparare tecnicamente. La particolarità del pandeiro rispetto agli altri frame drums è la maniera nella quale si adatta alla musica popolare. Non posso suonare i frame drums con il rock, il rap, la musica afrobrasiliana: il pandeiro ci riesce. Comunque sto cercando di creare una sintesi di ritmi del Marocco in 6/8 e patterns di samba sui tamburi a cornice!
Quali percussionisti ti piacciono al momento, o ti hanno ispirato?
Sicuramente Glen Velez ha avuto l’influenza più forte su di me. Dovresti ascoltare l’ultimo cd di un egiziano, Hanza Eldin, che si intitola A wish. Marcos Suzano, Nana Vasconcelos. Jack Ashford, è la persona che ha suonato su tutte le registrazioni storiche della Motown: recentemente ho visto un dvd / documentario a riguardo, Standing in the shadow of Motown, e con il tamburello fa delle cose fantastiche, nello stile gospel!
Prossimi progetti?
Quest’anno in Maggio porterò un gruppo di studenti in Grecia e poi a Cipro, luogo molto importante causa la “presenza” della dea Afrodite: Afrodite suonava i tamburi a cornice, e molte delle sue sacerdotesse erano musiciste apprezzate su tutti i tipi di strumenti ed in particolare sui frame drums. Condurrò lo stage nei luoghi che erano sacri a questa divinità. Poi da Agosto, e per tre mesi, tornerò qui a Salvador per insegnare frame drums sia all’Università Federale che alla Scuola Pracatum di Carlinhos Brown.
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