
Nei giorni 8 e 9 Gennaio scorsi ha avuto luogo ad Alfonsine, non lontano dalla città di Ravenna, un seminario/incontro di rumba cubana tenuto dall’esperto della materia Roberto “Mamey” Evangelisti, percussionista specializzato nell’area del folclore afrocubano che può vantare innumerevoli collaborazioni con grandi artisti e gruppi cubani ed internazionali (Orchestra Aragon, Changuito, N.G. La Banda, Gato Barbieri, etc.) ed è inoltre co-fondatore della scuola di percussioni TIMBA con sede a Roma. Organizzato grazie alla tenacia di Angelo Luciano, un allievo di Evangelisti residente ad Alfonsine, questo evento si poneva tre obiettivi principali che, diciamolo subito, sono stati positivamente raggiunti: un intervento didattico sia sulla tecnica dello strumento che sull’interpretazione di vari stili di rumba, una “palestra” di rumba vera e propria nella quale i corsisti potessero praticare quanto studiato ed infine un momento nel quale più appassionati del mondo del folclore afrocubano potessero conoscersi visto che, come vedremo, all’invito a partecipare alla “festa rumbera” organizzata per il pomeriggio del 9 hanno aderito tanti amici…
La didattica
Organizzata in tre momenti diversi del seminario e calibrata su livelli di competenza distinti – studenti principianti, medi ed avanzati – Evangelisti ha organizzato il lavoro in modo da potersi concentrare ad ogni incontro su poche persone per volta. Per quanto riguarda l’impostazione delle mani, particolare attenzione è stata riservata all’impiego dei colpi fondamentali impiegati nella rumba quali tono aperto (open), tono secco (slap), appoggi e manoteo, quest’ultimo non strettamente previsto in ambito folclorico ma, vedremo a breve, di grande utilità. L’attenzione data al tono aperto è dovuta al fatto che tale suono è il marchio di riconoscimento di uno stile rispetto ad un altro, essendo spesso l’intreccio melodico dei vari open su salidor ( il tamburo con l’intonazione più bassa) e tres dos ( o “el golpe”, come viene identificato nella rumba di Matanzas) l’unica cosa chiaramente udibile nel contesto di una performance dal vivo o di una registrazione. Si è lavorato poi sulla tecnica dello slap, ponendo attenzione alla rilassatezza che l’esecuzione di tale colpo esige, in modo da permettere alla mano di poter eventualmente eseguire più colpi consecutivi suonando su una o più tumbadoras. Per quanto riguarda la tecnica del manoteo (o “palmo - punta”) si è insistito sulla maniera esatta di eseguire il movimento lasciando cadere il polso in maniera molto rilassata, in modo che sia la forza di gravità a fare “il lavoro per noi” e farlo diventare un movimento inconscio, caso contrario risulterà impossibile praticarlo su tempi veloci. Il principio è lo stesso del rimbalzo con la tecnica delle bacchette visto che tale idea può essere impiegata anche per suonare campane e cascara a velocità elevate. Il movimento del manoteo dovrebbe essere pensato come un momento unico, anche se composto da due colpi, dove il fattore determinante è l’impulso al rimbalzo che deriva dal primo colpo, quello dato con il palmo della mano. Un esempio dell’impiego di tale tecnica in ambito folclorico viene dalle registrazioni dei Los Papines, dove lo scomparso Alfredo faceva spesso uso di questo movimento. Inoltre: meglio avere un movimento apparentemente sgraziato ma rilassato, in grado di permettere un’esecuzione a qualsiasi velocità, piuttosto che un movimento molto “educato” e apparentemente corretto - magari copiato in toto da video didattici di esecutori di chiara fama - ma che in realtà risulti forzato e stancante. Può essere preso ad esempio lo slap eseguito “alla brasiliana”, dove molto spesso il colpo viene portato direttamente al centro della pelle proprio in virtù del fatto che la mano cade in maniera completamente rilassata. Per quanto possa sembrare a volte scontato, è emerso come sia fondamentale l’ascolto delle registrazioni originali dei gruppi di riferimento di questi stili, su tutti Los Muñequitos de Matanzas, AfroCuba de Matanzas e Los Papines. Da queste fonti è possibile capire quali siano i fraseggi tipici e gli stili di improvvisazione che usano i vari quinteros (o suonatori del tambor quinto, il tamburo di intonazione più alta). Sul quinto non viene infatti usata la tecnica del manoteo, né solitamente vengono impiegati colpi poco udibili: i toni bassi, aperti e slap risultano quindi ben definiti e spiccano all’interno del “mix” finale. Dalle registrazioni è inoltre possibile capire in maniera chiara quale sia il tipo di anticipo che solitamente chi suona il salidor conferisce ai toni aperti. Questo anticipo crea la tensione sulla quale andranno ad interagire gli altri tamburi, considerando che la funzione più propriamente metronomica verrà svolta da altri strumenti quali il gua-gua e la clave. Un’esecuzione della parte di salidor che non prevedesse questa caratteristica renderebbe il contesto inevitabilmente monotono e privo di tensione emotiva, elemento fondamentale per la buona riuscita di una rumba. Tale maniera di suonare il salidor fa inoltre sì che esso possa facilitare il velocizzarsi dell’esecuzione, caso in cui ciò venisse “sollecitato” dal cantante o dal suonatore di clave (figure, queste ultime, che sovente si sovrappongono). Dal punto di vista dell’analisi dei ritmi veri e propri, sono stati presi in considerazione i vari stili di rumba columbia, guaguancò e yambù nelle declinazioni delle città di Matanzas e dell’Habana, nonché alcune evoluzioni più moderne, quali il guarapachangero. Sono stati inoltre evidenziati i ritmi per cajòn dai quali alcune di queste figure ritmiche derivano, e un discorso a parte ha meritato l’ostinato ritmico tenuto dalla mano sinistra sul tres-dos, vera e propria ossatura – implicita o esplicita – di molti ritmi cubani, sia moderni che tradizionali.
Rumba!
Il pomeriggio di domenica 9 è iniziato con l’applicazione pratica in gruppo di quanto studiato in precedenza. Seduti dietro ai rispettivi strumenti, o organizzati in coro responsoriale ai canti di volta in volta proposti da Evangelisti, tutti i corsisti hanno avuto la possibilità di vivere un constesto pienamente “rumbero”, nel quale poter apprezzare il lavoro svolto in precedenza e coglierne al meglio le implicazioni pratiche. Incuranti della nebbia che incombeva senza pietà sulla bassa Romagna (!!!) sono via via arrivati amici da varie parti d’Italia: Amedeo Griffoni con alcuni suoi allievi da Jesi, Luca Mattioni, Luca Marcello con alcuni amici da Rovigo, e vari altri…a quel punto le persone coinvolte nella rumba erano una quarantina!…Aggiungiamo solo che, a parte una piccola pausa di dieci minuti, la festa è durata quasi cinque ore!!!
La didattica
Organizzata in tre momenti diversi del seminario e calibrata su livelli di competenza distinti – studenti principianti, medi ed avanzati – Evangelisti ha organizzato il lavoro in modo da potersi concentrare ad ogni incontro su poche persone per volta. Per quanto riguarda l’impostazione delle mani, particolare attenzione è stata riservata all’impiego dei colpi fondamentali impiegati nella rumba quali tono aperto (open), tono secco (slap), appoggi e manoteo, quest’ultimo non strettamente previsto in ambito folclorico ma, vedremo a breve, di grande utilità. L’attenzione data al tono aperto è dovuta al fatto che tale suono è il marchio di riconoscimento di uno stile rispetto ad un altro, essendo spesso l’intreccio melodico dei vari open su salidor ( il tamburo con l’intonazione più bassa) e tres dos ( o “el golpe”, come viene identificato nella rumba di Matanzas) l’unica cosa chiaramente udibile nel contesto di una performance dal vivo o di una registrazione. Si è lavorato poi sulla tecnica dello slap, ponendo attenzione alla rilassatezza che l’esecuzione di tale colpo esige, in modo da permettere alla mano di poter eventualmente eseguire più colpi consecutivi suonando su una o più tumbadoras. Per quanto riguarda la tecnica del manoteo (o “palmo - punta”) si è insistito sulla maniera esatta di eseguire il movimento lasciando cadere il polso in maniera molto rilassata, in modo che sia la forza di gravità a fare “il lavoro per noi” e farlo diventare un movimento inconscio, caso contrario risulterà impossibile praticarlo su tempi veloci. Il principio è lo stesso del rimbalzo con la tecnica delle bacchette visto che tale idea può essere impiegata anche per suonare campane e cascara a velocità elevate. Il movimento del manoteo dovrebbe essere pensato come un momento unico, anche se composto da due colpi, dove il fattore determinante è l’impulso al rimbalzo che deriva dal primo colpo, quello dato con il palmo della mano. Un esempio dell’impiego di tale tecnica in ambito folclorico viene dalle registrazioni dei Los Papines, dove lo scomparso Alfredo faceva spesso uso di questo movimento. Inoltre: meglio avere un movimento apparentemente sgraziato ma rilassato, in grado di permettere un’esecuzione a qualsiasi velocità, piuttosto che un movimento molto “educato” e apparentemente corretto - magari copiato in toto da video didattici di esecutori di chiara fama - ma che in realtà risulti forzato e stancante. Può essere preso ad esempio lo slap eseguito “alla brasiliana”, dove molto spesso il colpo viene portato direttamente al centro della pelle proprio in virtù del fatto che la mano cade in maniera completamente rilassata. Per quanto possa sembrare a volte scontato, è emerso come sia fondamentale l’ascolto delle registrazioni originali dei gruppi di riferimento di questi stili, su tutti Los Muñequitos de Matanzas, AfroCuba de Matanzas e Los Papines. Da queste fonti è possibile capire quali siano i fraseggi tipici e gli stili di improvvisazione che usano i vari quinteros (o suonatori del tambor quinto, il tamburo di intonazione più alta). Sul quinto non viene infatti usata la tecnica del manoteo, né solitamente vengono impiegati colpi poco udibili: i toni bassi, aperti e slap risultano quindi ben definiti e spiccano all’interno del “mix” finale. Dalle registrazioni è inoltre possibile capire in maniera chiara quale sia il tipo di anticipo che solitamente chi suona il salidor conferisce ai toni aperti. Questo anticipo crea la tensione sulla quale andranno ad interagire gli altri tamburi, considerando che la funzione più propriamente metronomica verrà svolta da altri strumenti quali il gua-gua e la clave. Un’esecuzione della parte di salidor che non prevedesse questa caratteristica renderebbe il contesto inevitabilmente monotono e privo di tensione emotiva, elemento fondamentale per la buona riuscita di una rumba. Tale maniera di suonare il salidor fa inoltre sì che esso possa facilitare il velocizzarsi dell’esecuzione, caso in cui ciò venisse “sollecitato” dal cantante o dal suonatore di clave (figure, queste ultime, che sovente si sovrappongono). Dal punto di vista dell’analisi dei ritmi veri e propri, sono stati presi in considerazione i vari stili di rumba columbia, guaguancò e yambù nelle declinazioni delle città di Matanzas e dell’Habana, nonché alcune evoluzioni più moderne, quali il guarapachangero. Sono stati inoltre evidenziati i ritmi per cajòn dai quali alcune di queste figure ritmiche derivano, e un discorso a parte ha meritato l’ostinato ritmico tenuto dalla mano sinistra sul tres-dos, vera e propria ossatura – implicita o esplicita – di molti ritmi cubani, sia moderni che tradizionali.
Rumba!
Il pomeriggio di domenica 9 è iniziato con l’applicazione pratica in gruppo di quanto studiato in precedenza. Seduti dietro ai rispettivi strumenti, o organizzati in coro responsoriale ai canti di volta in volta proposti da Evangelisti, tutti i corsisti hanno avuto la possibilità di vivere un constesto pienamente “rumbero”, nel quale poter apprezzare il lavoro svolto in precedenza e coglierne al meglio le implicazioni pratiche. Incuranti della nebbia che incombeva senza pietà sulla bassa Romagna (!!!) sono via via arrivati amici da varie parti d’Italia: Amedeo Griffoni con alcuni suoi allievi da Jesi, Luca Mattioni, Luca Marcello con alcuni amici da Rovigo, e vari altri…a quel punto le persone coinvolte nella rumba erano una quarantina!…Aggiungiamo solo che, a parte una piccola pausa di dieci minuti, la festa è durata quasi cinque ore!!!
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