domenica 27 gennaio 2008

Intervista a Sergio Krakowsky




Ventisette anni, laureato in matematica e dottorando in computazione musicale all’Università di Rio de Janeiro, incontriamo il virtuoso del pandeiro Sergio Krakowsky in occasione del primo dei seminari che il brasiliano ha condotto in Europa nell’autunno del 2005 e che ha avuto luogo presso l’Associazione Culturale Mitoka Samba di Milano nell’Ottobre dello stesso anno

Qual’è stata la tua educazione musicale?

Quand’ero piccolo in casa ho potuto ascoltare sia musica popolare che erudita: da quest’ultima e dallo choro – genere musicale strumentale brasiliano, nda - ho ereditato l’amore per il flauto traverso, che ho studiato prendendo lezioni private dai 12 sino ai 15 anni. Fu a quell’età che mio fratello mi mostrò il pattern di base del pandeiro, strumento al quale mi appassionai subito e che immediatamente cominciai a praticare. Ricordo che allora mi impressionò molto sia ascoltare Suzano suonare il pandeiro nel pezzo Mais Além di Lenine che ascoltare Jorginho do Pandeiro: fu lui che prima di Suzano già suonava i toni gravi anche con il medio e l’anulare, e lui a sua volta mi ha detto che aveva già visto tal Gilberto fare questa cosa molti anni prima, e chi sa chi già usava questa tecnica in precedenza. Naturalmente bisogna dare credito a ciò che gli altri fanno: Suzano ha lavorato tantissimo sul pandeiro per popolarizzarlo, e, ribadisco, io suono come suono perchè ho sentito suonare lui!
Un’altra influenza importante è stata quella di Raphael Rabello, un virtuoso che ha girato una pagina della chitarra classica in Brasile: la sua specialità era l’uso delle dinamiche, unito ad una tecnica incredibile. La sua maniera di suonare mi ha influenzato molto perchè credo nel fatto di essere espressivi: è ciò che la gente chiama virtuosismo, ma credo che questo termine non abbia senso...insomma, una persona è virtuosa perchè ha la virtù di suonare! Puoi suonare volendo apparire nel senso di volerti continuamente mostrare, ma questa è un’altra cosa.

Ma suoni anche altre percussioni? Ieri in aula hai suonato gli atabaques...

A 18 anni ho cominciato a suonare professionalmente nei bar della Lapa - quartiere dove sono concentrati molti dei locali che propongono samba e choro a Rio de Janeiro, nda -, inizialmente al Bar Semente, che fu il centro del movimento musicale dei giovani che cominciarono a suonare lo choro sul finale degli anni ’90. Lì ho imparato a suonare un pò di percussioni leggere come surdo e tantan, ma non sono uno specialista: ho studiato congas per capire la musica afrocubana, ma non uso questi strumenti per esprimermi. Un giorno troverò il tempo per studiare approfonditamente gli atabaques: credo che la musica brasiliana venga dal candomblé, e quando suoni un tamburo suoni comunque un ritmo che viene da quella cultura. Recentemente ho suonato il cajòn in tourneé col mio gruppo: mi piace tantissimo il fatto di poter suonare tutti quei toni gravi in un secondo spendendo però un decimo dell’energia che ti assorbe il pandeiro per fare la stessa cosa!

Parlando del pandeiro: a cosa serve la stoppatura ottenuta con strisce di nastro medicale apposte a croce e/o a quadrato nella parte interna della pelle dello strumento?

Servono a togliere alla pelle del pandeiro gli armonici indesiderati: in questo modo la nota grave, l’open dello strumento, è più definita. Per migliorare ulteriormente il suono del pandeiro si possono inserire dei tappini di bottiglia - dopo avere cavato la gomma che hanno nella parte inferiore ed averli appiattiti - all’interno dei piattini dello strumento: bisogna però stare attenti che il pandeiro non cominci a pesare troppo! Quando invece i piattini suonano molto, si può inserire plastica per radiografia tra i piattini e la parte di legno con la quale questi vengono in contatto. Personalmente uso dei piccoli spessori di gomma che metto all’interno dei piattini per smorzarne la brillantezza e anche per quest’ultima cosa: ma uno ci può mettere quello che vuole, bisogna sperimentare.

Come microfoni il pandeiro?

Dal vivo riprendo il pandeiro da sotto con uno Shure Beta 98, che ha bisogno di phantom ed il cui cavo si rompe facilmente durante l’esecuzione per cui me lo arrotolo in parte attorno alla mano, un pò come si fa con i jack per chitarra. Il supporto che uso me l’ha costruito specificamente Scott Feiner, viene avvitato al corpo dello strumento e non può essere smontato e rimontato al volo su di un altro pandeiro, però è l’unica maniera per me praticabile in quanto se uso una normale pinza microfonica la faccio volare via dopo pochi slap! Se devo registrare uso un microfono sopra o sotto lo strumento in linea con la mano libera: di solito è un Akg 419, perchè il già menzionato Beta 98 durante il missaggio perde molto in definizione.

Qual’è l’idea alla base della tua tecnica?

E’ il fatto di riuscire a suonare in un ordine qualsiasi tutti i suoni che è possibile ottenere dal pandeiro: anche suonando all’interno di una struttura che ha dei limiti come quella che uso io, ossia quella di usare dei sedicesimi in maniera continuativa data dal movimento della mano che impugna il pandeiro, è possibile creare melodie molto complesse. E’ importante evidenziare che la mia tecnica viene da un trasformazione di altre tecniche, in quanto non esistono tecniche inventate da zero: in questo senso il mio contributo principale credo sia il fatto di poter fare lo slap con il pollice e con il palmo della mano. Era necessario infatti che non si rimanesse imprigionati ad una meccanica per eseguire determinati groove, quindi l’idea centrale è l’indipendenza tra meccanica e suono, perchè il suono è una creazione che deve essere artistica, non deve essere limitata da niente...beh, a parte gli evidenti limiti meccanici quali ad esempio quello della presenza dell’aria per veicolare il suono stesso!

Qual’è la tua attuale direzione di lavoro?

Primo, il dividere la mano in quattro parti, per cui pollice e indice si trovano al centro pelle e il polso e le tre dita rimanenti si trovano sui piattini. In questa direzione ci sono molte cose da fare: indipendenza, indipendenza di un lato e ripetizione di un pattern di uno dei due, indipendenza dei due lati. Secondo, lavorare con la musica elettronica: mi sono da poco laureato in matematica e sto facendo un dottorato in computazione musicale, disciplina che tenta di applicare gli strumenti della computazione alla musica, e al momento siamo in pochi a lavorare su questo nel contesto della musica popolare. Quello che a me interessa è sviluppare metodi perchè il pc generi un output parallelo a ciò che il musicista sta eseguendo, analizzando ciò che egli fa in tempo reale e tenendo presente ciò che questi sta suonando. Il risultato di questo processo può essere molto vasto, ad esempio il pc potrebbe generare un’immagine mentre il musicista sta suonando e cambiarla in relazione a ciò che egli fa: un piccolo esempio di ciò è il windows media player. Immagina se la macchina fosse anche in grado di capire ciò che stai eseguendo, le dinamiche, in quale stile stai suonando, con quale timbro, e in base a ciò cominciasse a generare immagini differenti sciegliendo queste immagini o suoni da banchi di dati infiniti: è come se avessi uno strumento che può suonare quasi tutto! Credo che il pandeiro sia lo strumento di percussione popolare che interpreterà questo progetto: già è stato fatto in qualche modo per il basso e la chitarra, ma poco per la percussione.

Con chi stai suonando attualmente?

Si è da poco sciolto il mio gruppo Tira Poeira, col quale ho recentemente collaborato al progetto cd/dvd Brasileirinho di Maria Bethania. Attualmente suono con il gruppo di samba-choro Anjos da Lua e mi dedico al sopracitato progetto di computazione musicale, che sfocerà anche in un progetto musicale vero e proprio.

Ieri in aula hai detto che la chitarra è uno strumento dei bianchi e il pandeiro uno strumento dei neri, e per questo spinto in basso come ruolo nelle situazioni musicali...

Credo sia così, e credo sia ipocrita dire che questa situazione non esiste. Ci sono sempre argomenti molto cretini per giustificare la cosa, tipo: “è molto nobile che tu serva qualcuno”...ma dai? Chiaro che è molto nobile servire qualcuno: è molto nobile avere l’umiltà di stare nel ruolo del non apparire, è un’imbecillità credere che devi apparire solo perchè devi farlo, però, anche non apparire mai ...!!! Tutte le volte che salti un pò fuori dicono: “suona più basso, sii più discreto, stai pensando molto, non pensare così tanto...!!!” Questa è una cosa molto seria e non può succedere con nessuno strumento: chi è più importante di un altro per dirgli cosa deve suonare? Dove sta scritto che la sezione armonica deve dire alla sezione ritmica cosa fare? Ma siamo sicuri che chi suona gli strumenti armonici abbia la cultura per capire la ricchezza timbrica delle percussioni?

E tu parli di ciò come una questione che nasce dal razzismo...

Credo che dietro a ciò ci sia questo, perchè in ogni epoca c’è sempre stata una gerarchizzazione in funzione della quantità di soldi o di potere, ma attualmente di soldi. Le città hanno sempre i luoghi dove vivono i ricchi e quelli dove vivono i poveri, e c’è sempre la necessità dei ricchi di non lasciare che i poveri si avvicinino alle loro ricchezze: il mondo è questo e noi viviamo in un mondo capitalista, quindi questa struttura è presente ovunque. Il nostro vocabolario, la nostra visione delle cose, sono tutte costruite sulla cultura e se questa è capitalista allora questa mentalità è condivisa in qualche modo dalle persone che fanno parte della medesima cultura: se sei ricco hai già una predisposizione a dire che la musica che viene dagli strati popolari è brutta. Credo quindi che di fatto ci sia una visione razzista nel senso sociale del termine, ma la questione del colore ne consegue, perchè sappiamo che molti neri sono poveri e molti bianchi sono ricchi - visto che al popolo di colore è stata imposta la schiavitù - e questa violenza non può continuare attraverso la musica.

In aula hai detto che i limiti tra i vari generi musicali sono spesso ambigui:

Credo che se uno ha la necessità di classificare continuamente tutto ci sia qualcosa di sbagliato, perchè è più importante suonare.

Ma, per lo meno lo studente, deve avere un ordine mentale, una direzione...

E’ chiaro che il classificare gli stili è importante, ma è più importante avere esperienza, sperimentare: credo che i limiti tra i generi esistano, ma che siano più sottili di quanto la gente pensi e che non ci siano caratterizzazioni assolute negli stili musicali, che spesso si fondono o si confondono gli uni con gli altri. Non esiste un parametro scientifico per dire cos’è un genere e cos’è un’altro, perchè tutto è esperienza e tradizione orale. Chiaro che mentre una persona sta apprendendo è importante avere dei punti di riferimento, dei nomi per i ritmi, etc. Ma di solito chi passa molto tempo a fare questo non è molto preoccupato dal fare musica. Riguardo all’apprendimento vorrei aggiungere che bisogna stare attenti ai bambini: l’infanzia è il momento dove si assorbono molte cose in maniera facile e divertente quindi do molta enfasi all’insegnamento nei loro confronti. Insegnare è importante e insegnare ai bambini lo è ancora di più, perchè l’apprendere cambia la vita delle persone.

Nessun commento: