domenica 27 gennaio 2008

Intervista a Marivaldo Paim




I “blocos afro” sono associazioni culturali che inglobano espressioni musicali e artistiche di vario genere, con una forte proiezione di immagine presso il pubblico brasiliano e non solo data dalle attività – sfilate, concerti, etc. - eseguite soprattutto durante il periodo del carnevale. Nacquero a Salvador de Bahia a partire dagli anni ’70 ponendosi una serie di obiettivi legati alle tematiche del mondo afrobrasiliano, quali l’esplicitazione e la riappropriazione delle radici culturali dei discendenti degli schiavi africani in Brasile da parte degli stessi. Il bloco Ilê Aiyê - che significa “Casa della Terra” in lingua Yoruba, etnia deportata dal Benin/Nigeria al Brasile durante l’epoca coloniale – è stato il primo a sorgere, nel 1974, ed ha rappresentato l’esempio sul quale si sono poi formati altri blocos quali Olodum, Muzenza, Malê Debalê, Didá Banda Feminina, etc. Incontriamo a Salvador il direttore della bateria - ovvero del gruppo di percussioni – degli Ilê Aiyê, Marivaldo Paim.

Parlaci del tuo percorso formativo

A 14 anni cominciai a suonare negli Ilê Aiyê senza aver avuto precedenti esperienze di studio delle percussioni o altre frequentazioni musicali perché, come si dice da queste parti: “il baiano non fa le prove, il baiano debutta!”.

Quindi la tua formazione musicale è avvenuta frequentando esclusivamente l’ambiente del bloco Ilê Aiyê?

No, fino ai 14 anni andavo a scuola come tutti gli altri bambini, poi in seguito all’ingresso negli Ilê Aiyê mi sono messo a studiare seriamente percussioni sino ad iscrivermi ai corsi dell’UFBA (Università Federale dello Stato di Bahia) dove ho imparato a leggere uno spartito e a sapere cos’era che stavo suonando, come scrivere i miei arrangiamenti, etc. Acquisire queste nozioni per me è stato come iniziare un’altra vita, e credo che ogni percussionista dovrebbe essere in grado di saper leggere e scrivere per lo meno le proprie partiture, pena l’incomunicabilità con gli altri musicisti!

Qual’é il percorso per diventare il direttore della bateria di un bloco, e quali sono i suoi compiti?

Per essere reggente di bateria ci vogliono molte qualità: devi essere una persona responsabile verso te stesso e verso gli altri, devi essere in grado di lavorare molto bene anche ad orecchio, la tua tecnica deve essere perfetta su ogni strumento e la partecipazione alla vita sociale dell’organizzazione deve essere costante. Il mio caso è stato abbastanza strano: quando sono entrato negli Ilê Aiyê, il secondo anno ero già ausiliare del direttore di bateria e non suonavo più in mezzo agli altri, ed il terzo anno ero già reggente principale.

A 17 anni?

Si! È stata una cosa davvero rapida e ho dovuto farmi carico di grosse responsabilità molto presto: gli Ilê Ayiê sono in tutto 200 percussionisti che io gestisco assieme ai miei due “reggenti ausiliari”. Tieni presente che le prove sono organizzate secondo un modello che richiama quello delle scuole di samba carioca: ogni sabato provano c.ca 20 musicisti, in modo tale che ogni tre mesi tutte le persone provino una certa quantità di materiale, ma ci sia anche il tempo tecnico per seguirle personalmente e non solo come un gruppo unico: attraverso quest’esperienza ho imparato a condurre stages di percussioni.

Conduci questo tipo di attività in maniera regolare?

Io adoro insegnare, e credo che se smettessi di farlo anche la mia testa smetterebbe di funzionare. Vedo le cose in questo modo: se morissi, quello che ho imparato rimarrebbe chiuso dentro di me, quindi credo di dover divulgare le mie conoscenze il più possibile.

Hai visto differenze tra alunni di varie nazionalità?

L’aspetto con il quale lavoro di più con gli studenti “occidentali” è quello del tradurre in pratica esecutiva la partitura, la quale da sola non basta a far capire come debba essere eseguito un ritmo.

E per quanto riguarda il tuo lavoro di insegnamento con i brasiliani?

Dico sempre ai partecipanti della bateria degli Ilê Aiyê che devono essere in grado di suonare di tutto e non solo i nostri ritmi tanto che, ad esempio, se invitiamo ad esibirsi con noi un cantante degli Olodum o dei Malê Debalê siamo in grado di suonare nel loro stile in modo che l’ospite di turno si senta a proprio agio. Succede invece che, quando un cantante degli Ilê Aiyê viene invitato ad esibirsi assieme a uno di questi gruppi, è lui a doversi adattare alla loro “situazione ritmica”. Io invece incoraggio sempre i miei allievi a imparare altri stili musicali, anche al di fuori di quelli brasiliani.

Sembra che Ilê Aiyê sia l’unico bloco che non ha cambiato la sua ispirazione di base mentre gli altri in qualche modo si sono mescolati alla musica commerciale a seconda delle mode del momento: qual’è secondo te il motivo?

Penso che quello che Olodum ha tentato di fare trasformandosi in un vero e proprio gruppo musicale vada bene, anche se per farlo ha cambiato la propria natura, ovvero non è più un bloco afro e ora si chiama Banda Olodum. I Muzenza hanno provato a fare la stessa cosa ma non è andata bene e anche i Malê Debalê hanno una band – MalêAfroBeat - che ha fiati e strumenti a corda: però credo che gli unici che sono riusciti bene in questo tentativo di trasformazione da bloco afro a gruppo musicale siano gli AraKetu, e gli unici che non sono cambiati e credo mai lo faranno sono proprio gli Ilê Aiyê. Abbiamo già ricevuto proposte per fare cose tipo Olodum ma Vovô - il presidente dell’Associazione Culturale Ilê Aiyê - ha sempre declinato l’offerta: se Vovô guardasse più che altro all’aspetto finanziario delle cose credo che Ilê Aiyê, oltre che perdere le sue radici, perderebbe molto del suo pubblico e non godrebbe del rispetto di cui gode oggi. Ognuno ha la sua mentalità: se anche Ilê Aiyê montasse una cosiddetta “bandashow” ci sarebbero molti suoi buoni musicisti che ne rimarrebbero inevitabilmente esclusi, come è successo coi nostri fratelli qui in cima (siamo nel quartiere del Pelourinho e Marivaldo si sta riferendo agli Olodum). E’ successo infatti che molti percussionisti sono rimasti esclusi dalla Banda Olodum, visto che è costituita da sole nove persone: succede allora che, quando arriva il carnevale e Olodum sfila come bloco afro, gli organizzatori del bloco si devono mettere alla ricerca di decine di percussionisti, mentre una volta la metà di questi abitava proprio qui nel Pelourinho e faceva parte degli Olodum!

Parlaci un po’ delle peculiarità ritmiche della bateria degli Ilê Aiyê, perché mi sembra quella più marcatamente legata ai toques di candomblé:

Esatto: gli Ilê Aiyê sono nati in un terreiro di candomblé, tutta loro storia è legata a questo ambiente e molti ritmi che abbiamo sino ad oggi introdotto vengono da quella musica cerimoniale. Mentre gli altri blocos non sono così legati a questo aspetto culturale, noi abbiamo sempre cercato di preservarlo, tanto che ogni anno introduciamo un ritmo di candomblé differente negli arrangiamenti.

Quanti dischi hanno registrato gli Ilê Aiyê, e perché è così difficile trovarli in commercio?

I dischi sono cinque: abbiamo un’etichetta discografica ma non so perché ci siano tutti questi problemi di distribuzione, ed è un peccato perché ascoltando i vari cd si potrebbe apprezzare l’evoluzione degli arrangiamenti. Sfortunatamente le case discografiche vogliono produrre e distribuire dischi commerciali che gli facciano guadagnare un po’ di soldi facili e niente di più. Che ci si può fare? Addirittura, il cd che abbiamo realizzato l’anno scorso non sono riusciti a reperirlo nemmeno i venditori abusivi!

Suoni anche in altri gruppi ?

No, mi piacerebbe molto suonare con altre band ma non ci riesco: oggi mi occupo della conduzione degli Ilê Aiyê e non solo, ho già fatto arrangiamenti di percussioni per gli spettacoli dal vivo o per i cd di Banda Mel, Daniela Mercury, Margareth Menezes, Arto Lindsay, etc., in più conduco workshops in Brasile e in Europa - non ho proprio tempo!

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